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La finanza etica a sostegno di progetti sociali e ambientali

Le banche etiche europee destinano il 98% dei prestiti a progetti sociali e ambientali e hanno una maggiore solidità patrimoniale e una qualità del credito migliore di altri istituti considerati tradizionali. È quanto emerge dal 9° rapporto sulla Finanza Etica in Europa presentato a Milano lo scorso 10 ottobre, documento che sintetizza l’andamento finanziario delle 26 banche etiche del Vecchio Continente appartenenti a Febea (Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative). Un gruppo che oggi gestisce più di 120 miliardi di euro di attivo (nel 2018 erano poco più di 51 miliardi) e contano oltre 90 miliardi di euro di depositi, dei quali il 67% (contro il 61% delle banche tradizionali) destinato al credito.

I numeri della finanza etica (da sito Banca Etica)
I dati confermano che solidità e orientamento sociale e ambientale possono procedere insieme: le banche etiche europee presentano infatti una maggiore solidità patrimoniale e una qualità del credito migliore rispetto alle banche significative. Destinano al credito una quota più elevata delle proprie attività, confermando una maggiore attenzione al finanziamento dell’economia reale. Il 98,36% di credito erogato dalle banche etiche va ad attività con finalità ambientali o sociali, contro il 18,5 % delle principali banche europee analizzate. Dei prestiti erogati dagli istituti etici solo il 2,11% presenta problemi di rimborso, rispetto al 2,28% nelle principali banche europee e questo dimostra che la maggiore attenzione al credito verso progetti sociali e ambientali non si traduce in una peggiore qualità dei prestiti. 

Il Rapporto analizza inoltre la dinamica del cost-to-income ratio (il rapporto tra costi operativi e reddito operativo degli intermediari) che è cresciuto maggiormente nelle banche etiche rispetto alle grandi banche. Il rialzo dei tassi ha portato infatti a una crescita del reddito operativo per tutte le banche, ma ciò che differenzia le banche etiche dalle banche più grandi è il modo in cui sono stati usati i maggiori profitti: nelle banche più grandi i redditi più elevati si sono trasformati in utili da distribuire agli azionisti o da impiegare in operazioni di fusione e acquisizione; nelle banche etiche una porzione maggiore dei ricavi è stata invece utilizzata per rafforzare la banca e la sua presenza sui territori, per destinare più risorse al personale, per distribuire una porzione più elevata del valore aggiunto ai clienti. 

Lo studio evidenzia anche come la differenza retributiva tra donne e uomini nelle banche etiche, seppur presente, è circa un terzo di quella degli enti tradizionali, 8% contro il 29% delle principali banche europee. 

Ricordiamo, infine, che il rapporto non considera altre realtà della finanza etica, come le MAG che ne condividono i valori e che, come MAG2, erogano il 100% del denaro raccolto attraverso loro socie e soci a iniziative sociali, culturali o ambientali.

Per approfondire
9° rapporto sulla Finanza Etica in Europa

 

on 15 Ottobre, 2026